Oggi con te rivivo

Su ali d'aquila

Domenica 23 aprile 2023 • III domenica di Pasqua (A)


Nella Terza domenica di Pasqua siamo invitati a guardare più da vicino al volto del Crocifisso Risorto. E lo possiamo fare con gli occhi di “un amico” della nostra liturgia ambrosiana, gli occhi di Giovanni il Battista. Gli occhi del Battista sono occhi carichi di verità, carichi di quella ricerca che può esserci solo e soltanto nell’umiltà del cuore, nel lasciare spazio a colui che si ricerca.

Umiltà del cuore che porta il Battista a riconoscere come Gesù anzitutto è l’Agnello di Dio. L’agnello, animale innocente che era usato dai sacerdoti per il sacrificio pasquale, a memoria dell’uscita dall’Egitto, ora è Colui che con il suo sangue ci libera dal male più grande, che non è più l’oppressione di un popolo su un altro popolo, ma la liberazione da quel male che defigura l’uomo, che osteggia il dono pieno della sua libertà.

Colui che ci libera è il Figlio di Dio. E’ vero Dio, ma anche uomo: condivide la nostra umanità, tranne che nel peccato, e nel condividerla la libera da ogni sua defigurazione, perchè anche noi riscopriamo la nostra vocazione di Figli amati dal Padre.

E per la sua missione Gesù ha avuto bisogno della forza dello Spirito, forza che il Battista vede scendere su di Lui. Forza che lo sosterà nel momento della prova e della tentazione, forza che gli darà quella direzione autentica per vivere la pienezza della sua missione di fronte alle insidie del male.

Il cristiano è colui che vive la stessa missione di Gesù. La vive perchè in Lui è battezzato nello Spirito, in Lui noi siamo chiamati non semplicemente a una conversione del cuore, ma a riscoprire ogni giorno la grazia del nostro essere Figli nel Padre. Grazia che diventa come una speranza, come una luce che indica la meta del nostro cammino: l’eredità promessa, cioè la certezza che nel male noi non saremo mai abbandonati da Dio!

E’ nel guardare quindi al volto di Gesù che noi ci dobbiamo domandare in questa domenica quali aspetti del mio essere figlio di Dio devono in questo tempo di Pasqua trovare una svolta, devono trovare una maggior consolazione e forza, una autentica libertà! Questa domanda diventa invito a rafforzare e a nutrire la nostra testimonianza cristiana della Sua presenza, a lasciar nutrire la nostra vita come il Battista si è nutrito: lui è avanti a me, lui deve crescere, io diminuire. Lasciare lo spazio a Gesù non vuol dire rinunciare a quello che siamo noi, ma invece riscoprire la vera promessa che è già in noi: non sei solo, sei figlio, non sei morto, sei amato, sei risorto con Lui!

Questa promessa diventi ogni giorno una certezza di vita, come ci ha ricordato il canto allo spezzare del pane della liturgia pasquale:

Morivo con te sulla croce,
oggi con te rivivo;
con te dividevo la tomba,
oggi con te risorgo.
Donami la gioia del tuo regno,
Cristo mio Salvatore. Alleluia!
 

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